BIGENITORIALITA’: NON SI PUO’ PRESCINDERE DA TALE PRINCIPIO NEL DISPORRE L’AFFIDAMENTO DEI FIGLI

CORTE DI CASSAZIONE ORDINANZA N. 9143/2020:

Non si può prescindere dal principio della bigenitorialità nella scelta dell’affidamento del minore, garantendo ai figli una relazione solida con entrambi i genitori

BIGENITORIALITà DIVORZIO SEPARAZIONE

IL FATTO

La Corte ha rigettato il ricorso proposto da una madre, la quale si era opposta alla collocazione del minore e del padre all’interno di una comunità educativa. Nei confronti del padre sono ancora pendenti procedimenti penali per episodi di violenza nei confronti della madre non ancora conclusi.

Già il Tribunale dei minorenni aveva predisposto l’affidamento del bambino presso i Servizi Sociali del Comune, nonché previsto l’avvio di un percorso di mediazione o attenuazione di conflittualità tra i genitori che però non aveva avuto seguito; così, come erano rimasti ineseguiti i provvedimenti adottati dalla Corte in sede di reclamo avverso il provvedimento del Tribunale di Lecce con cui era stato disciplinato il diritto di visita.

La madre si era opposta nei giudizi di merito, assumendo che il figlio, spettatore di diversi episodi di violenza nei confronti della madre, non avrebbe voluto intraprendere alcuna relazione con il padre. La domanda della donna era stata respinta prima dal Tribunale e poi rigettata dalla Corte d’Appello in sede di reclamo. La Corte aveva richiamato la relazione dei CTU depositata in primo grado, dal quale era emersa difficoltà per il minore di accettare la separazione dei genitori, nonché la necessità di intraprendere un intervento con il coinvolgimento di un neuropsichiatra infantile e un percorso di psicoterapia per il trattamento di alcuni vissuti traumatici che avevano prodotto un processo di dipendenza della madre verso il figlio nonché di consentire al padre di sviluppare le sue capacità ci comprensione, gestione e manifestazione dei vissuti emotivi.

Era inoltre emerso che la difficoltà del minore di intraprendere un rapporto con il padre nasceva dal condizionamento materno, la madre si era posta in totale chiusura nei confronti di ogni percorso di recupero della genitorialità e progetto di mediazione; pertanto, la scelta del regime residenziale del minore con il padre costituiva l’unico strumento idoneo per ristabilire i rapporti padre-figlio.

MOTIVI D’IMPUGNAZIONE

1. La madre lamenta la violazione dell’art. 337 tre cod. civ, dell’art. 3 Convenzione di New York sui diritti del fanciullo e art. 32 Cost, censurando il decreto impugnato nella parte in cui non ha ritenuto in considerazione i maltrattamenti e le violenze da lei subiti in quando non accertati in via definitiva in sede penale.

INFONDATO: La Corte territoriale non ha infatti escluso la rilevanza penale delle condotte, bensì ha negato il carattere decisivo dei procedimenti pendenti, avendo proceduto ad un’antonima valutazione dei comportamenti. il Giudizio civile è autonomo e il Giudice può sottoporre i fatti al suo vaglio critico.

2. La madre lamenta la mancata valutazione tra i rischi e i benefici collegati alle diverse soluzioni proposte,in particolare la mancanza di ponderazione e di giudizio prognostico tra la scelta di inserimento del minore in comunità e la possibilità di una continuità affettiva con la madre, senza stravolgimento delle abitudini di vita. inoltre, la mancanza di valutazione degli elementi probatori che avevano escluso la sua condotta ostruzionistica.

INAMMISSIBILE: La Corte “nel confermare il ruolo fondamentale dell’interesse del minore quale criterio esclusivo di orientamento delle scelte affidate al Giudice, ha ripetutamente precisato che il giudizio prognostico da compiere in ordine alla capacità dei genitori di crescere ed educare il figlio nella nuova sistemazione determinata dalla disgregazione dell’unione non può in ogni caso prescindere dal rispetto del principio della bigenitorialità, […] pur dovendosi tener conto del modo in cui i genitori hanno precedentemente svolto i propri compiti, delle rispettive capacità di relazione affettiva, attenzione, comprensione, educazione e disponibilità ad un assiduo rapporto, nonché alla loro personalità, delle consuetudini di vita e dell’ambiente sociale e familiare che ciascuno di essi è in grado di offrire al minore, non può trascurarsi l’esigenza di assicurare una comune presenza dei genitori nell’esistenza del figlio, in quanto idoneo a garantire a quest’ultimo una stabile consuetudine di vita e salde relazioni affettive con entrambi, e a consentire agli stessi di adempiere il comune dovere di cooperare nell’assistenza, educazione ed istruzione del minore“.

3. LA DONNA LAMENTA LA VIOLAZIONE DEGLI ARTT. 26 E 31 DELLA CONVENZIONE DI INSTANBUL SULLA PREVENZIONE E LOTTA CONTRO LA VIOLENZA NEI CONFRONTI DELLE DONNE E LA VIOLENZA DOMESTICA, CENSURANDO IL DECRETO NELLA PARTE IN CUI, DISPONENDO IL COLLOCAMENTO DEL MINORE INSIEME AL PADRE, NON HA CONSIDERATO GLI EPISODI DI VIOLENZA EVITANDO DI COMPROMETTERE I DIRITTI E LA SICUREZZA DELLE VITTIME O DEI BAMBINI.

INFONDATO: La Corte di merito non ha infatti omesso di valutare tali condotte, né ha omesso di adottare le misure volte a garantire la sicurezza del minore. La soluzione adottata è stata disposta a seguito di ampi approfondimenti istruttori conformemente al disposto dell’art. 26 Convenzione di Instanbul, mentre la scelta di disporre il trasferimento in struttura – e non direttamente presso la residenza del padre – risponde alle finalità dell’art. 31 Convenzione di Instanbul, essendo volta alla graduale ripresa dei rapporti sotto la vigilanza di presone a ciò preposte e qualificate.

Scarica il provvedimento

A cura: Avv. Erika Delbianco