LE FORME DI VIOLENZA CONTRO LE DONNE E GLI INTERVENTI

violenza contro le donne

 

UN PO’ DI NUMERI:

Secondo i dati ISTAT (elaborati in collaborazione con il Dipartimento delle Pari Opportunità) relativi all’anno 2014, 6 milioni 788 mila donne, fra i 16 e i 70 anni, hanno subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza.
Nel 2017 sono state 43.467 le donne che si sono rivolte a un Centro Antiviolenza e 29.227 quelle che hanno iniziato un percorso di uscita dalla violenza (dati forniti dai 253 Centri Antiviolenza che hanno risposto alla rilevazione)
Nel 2018 si sono registrati 133 omicidi volontari di donne (fonte Ministero dell’Interno)

QUALCHE DEFINIZIONE:

Per violenza domestica s’intendono diversi tipi di violenza perpetrata dal partner (marito, convivente o fidanzato) o ex partner nei confronti della donna. Sono definiti violenti tutti i comportamenti che pongono la donna in condizione di subire potere o controllo da parte dell’uomo, quindi tutti gli atti che si svolgono all’interno di un rapporto asimmetrico.

Le diverse forme di violenza sono:
  • Violenza fisica: qualsiasi atto che abbia l’obiettivo di far male o spaventare, sono quindi inclusi tutti i contatti fisici volti ad instaurare un clima di paura e non solo le vere e proprie aggressioni fisiche che richiedono un intervento medico tempestivo.

 

  • Violenza sessuale: ogni azione che preveda l’imposizione di rapporti sessuali indesiderati, la messa in ridicolo dei comportamenti sessuali della partner, la costrizione a usare o produrre materiale pornografico, l’obbligo ad avere rapporti con terzi. In questi casi tra le difficoltà a denunciare il partner vi sono le radicate rappresentazioni dei cosiddetti “doveri coniugali”.

 

  • Violenza economica: si esplicita come una forma di controllo e limitazione che impedisce o ostacola la donna nell’essere economicamente autonoma. Il potere e il ricatto possono essere usati dall’aggressore per far sì che la vittima rimanga in una situazione di dipendenza e quindi non possa lasciare il partner.

 

  • Violenza psicologica: include ogni mancanza di rispetto che offende o mortifica la dignità di una donna, che ne mina la fiducia personale, che ne ostacola le potenzialità e che la isola. Questa forma di violenza ha lo scopo di disprezzare la donna e indebolire la sua autostima, facendole credere che è priva di valore. Viene colpito il benessere emotivo e il senso del sé procurando così insicurezza, vergogna e paura. Questi fattori portano all’isolamento e al conseguente silenzio riguardo ciò che si subisce. La violenza psicologica si manifesta attraverso comportamenti che si insinuano gradualmente nella relazione, divenendo così difficile da riconoscere, anche perché la vittima finisce per accettare gli atteggiamenti dell’aggressore non accorgendosi di quanto siano dannosi per la propria persona. Questa tipologia di violenza si accompagna spesso a quella fisica, anzi, frequentemente la precede e anche laddove l’abuso fisico vi sia già stato, la violenza psicologica può portare una forza aggiuntiva e avere delle conseguenze ancora più dannose.

 

  • Stalking: condotta reiterativa caratterizzata da molestie e/o minacce dirette ad una persona che producono effetti coartanti sulla libertà psichica della vittima e un’indesiderata intrusione nella sua sfera individuale. Le azioni di stalking sono messe in atto intenzionalmente dal molestatore: comunicazione continua attraverso ogni canale ed a qualsiasi ora del giorno e della notte, pedinamento della vittima, investigazione di come la vittima trascorre la sua giornata, ecc.
LE CAUSE DEL FENOMENO

Le ipotesi sono innumerevoli, da quelle di tipo culturale e sociale a quelle individuali, che identificano nei disturbi mentali, nei tratti di personalità, nell’uso di alcool o nell’attaccamento, le origini dell’aggressività nei confronti del genere femminile.
È opportuno tenere presente però che non è un singolo fattore a determinare il comportamento violento, ma il sommarsi di più elementi.

LE CONSEGUENZE DELLA VIOLENZA

Vi sono ormai sempre più prove scientifiche a dimostrazione del fatto che la condivisione della propria vita con un partner violento può avere un impatto profondo sulla salute della donna.
Le conseguenze più visibili e dirette sono quelle della violenza fisica, quali lividi, fratture, lesioni, ecc. Tra gli esiti diretti di una violenza sessuale, possono essere annoverate le gravidanze indesiderate e le malattie sessualmente trasmissibili come l’AIDS.

Ogni violenza può produrre problemi e disagi, che possono generare conseguenze immediate e a breve termine, o a lunga durata. La differenza sta nel riconoscimento della violenza e dal contesto di solidarietà e sostegno che circonda la vittima. Paradossalmente la violenza che può essere reputata più traumatica, come lo stupro ad opera di uno sconosciuto, è una forma di violenza che maggiormente genera solidarietà e reti di protezione intorno alla vittima ed è meno implicata nella produzione a lungo termine di un disagio; al contrario, la violenza quotidiana, cronicizzata e perpetrata nell’ambito di rapporti familiari, amicali e lavorativi, è quella che ha maggiore difficoltà ad essere riconosciuta e pertanto a creare contesti di solidarietà intorno alla donna, la quale subirà maggiori danni all’equilibrio psichico. Per di più, la violenza domestica, che insorge in quelle relazioni che dovrebbero essere sicure, tende a cronicizzarsi perché la donna entra in un circuito in cui più è in relazione con la persona violenta, più non riconosce la violenza, più ha difficoltà a sottrarvisi.

Il maltrattamento ovviamente produce effetti nella personalità e nel comportamento della donna, quali: scarsa autostima, senso di dipendenza e di impotenza, sensi di colpa nei confronti del partner, stato di confusione, senso di vergogna, perdita del proprio punto di vista e delle proprie capacità critiche, diminuzione della abilità a partecipare alla vita sociale, incapacità di occuparsi adeguatamente di sé e dei figli, incapacità di ottenere un lavoro e sviluppare una vita professionale.

Tollerare e vivere in una relazione violenta richiede un impiego di energie e uno stato di allerta costante tali per cui si creano isolamento sociale e dipendenza. Il tempo insufficiente per le relazioni esterne serve anche da deterrente per nascondere i vissuti di vergogna e colpa che la donna prova. Crollano così le reti di sostegno e supporto intorno alla vittima, nonché le relazioni positive con gli altri e questo facilita il perdurare della violenza. A ciò consegue che colui che è violento è anche l’unica persona che può soddisfare il bisogno di relazione della donna. Il rapporto quasi esclusivo conil violento, fa sì che si assuma il suo stesso punto di vista, tanto da arrivare a giustificare quel che si subisce e sentirsene addirittura responsabili.

In mancanza di un sostegno appropriato possono manifestarsi ansia, fobie, attacchi di panico, disturbi alimentari e/o del sonno, disturbi psicosomatici, depressione, disturbo post-traumatico da stress. Anche quando le vittime si separano e si allontano dal proprio aggressore, le conseguenze drammatiche di essere state trattate come oggetto permangono e faranno sì che ogni nuovo evento assumerà un altro significato. In un primo momento l’allontanamento fisico dal proprio aguzzino rappresenta una liberazione per la donna.

Una volta superata la fase di choc, nelle vittime si riaccende l’interesse per le attività, le persone e le cose fino a quel momento congelate, tuttavia le difficoltà non mancano.

Può anche accadere che la violenza subita sia compatibile con il proseguimento di una vita sociale praticamente normale. Le vittime sembrano psichicamente indenni, ma rimangono sintomi meno evidenti che possono celare il tentativo di negazione dell’aggressione subita, quali ansia generalizzata, insonnia, cefalea, dipendenza da alcol o droga, disturbi alimentari.

Capita, inoltre, che le vittime riferiscano una loro aggressività incontrollabile, risultato dell’epoca in cui non si difendevano.

Con il tempo l’esperienza vissuta si affievolisce, ma non si dimentica e il ricordo può sempre provocare una profonda sofferenza.

INTERVENTO

La violenza domestica è un fenomeno complicato per cui non esiste un’unica strategia attuabile per tutte le situazioni, dal momento che ha risvolti in svariati ambiti: sociale, sanitario, legale, economico,…
Le strategie di azione si devono inscrivere in un contesto integrato, in cui siano garantiti alla donna assistenza legale e supporto psicologico durante tutto il processo investigativo e giudiziario. Le donne, inoltre, devono essere sostenute nella ricostruzione e nella ripresa della propria vita, nonché essere aiutate nella ricerca di un lavoro e di una nuova sistemazione.

A cura Dott.ssa Francesca Penzo